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21/10/2018

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Editoriale: Un'italiana a Hollywood. Intervista a Valeria Golino

L’ottava edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce, dal 17 al 22 Aprile, ha visto come protagonista Valeria Golino, sicuramente uno dei volti italiani più conosciuti e apprezzati nel panorama del cinema internazionale. A lei è stata riservata una mostra fotografica: "ho scelto le foto personalmente, tra quelle che avevo nella mia cantina. Non mi piace tenerle in giro per casa, soprattutto le copertine delle riviste. Alcune rappresentano scatti inediti, appartenenti alla mia collezione privata e mai state pubblicate".

L’attrice quarantenne è stata soprattutto omaggiata con una monografia ed una retrospettiva: i sei film, anche questi scelti da lei personalmente, segnano le tappe fondamentali di una già longeva carriera, coronata da tre Nastri d’argento, una Coppa Volpi e svariate candidature al David e può vantare più di sessanta film all’attivo. Inizia, infatti, appena diciassettenne, quando viene scelta da Lina Wertmuller per Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante di strada (1983). La incontriamo a Lecce appena approdata al Festival, assediata dalla stampa e dai fotografi, con il compagno Riccardo Scamarcio.

Ti piace rivederti nei film che hai girato?

Solitamente provo grande imbarazzo a rivedermi nei film. Soprattutto nei film che ho fatto negli Stati Uniti, in cui sono stata doppiata. Le pellicole che ho voluto mostrare al pubblico di questo festival sono probabilmente le uniche che rivedo con piacere, che per me hanno una maggiore potenza emotiva, come Storia d’amore di Citto Maselli, Respiro del 2002 di Emanuele Crialese.

In quest’ultimo film interpreti una madre atipica. Come ti rapporti a questo genere di personaggio?

Spesso mi trovo in netto contrasto, mi arrabbio con i miei personaggi. La madre creata da Crialese, per Respiro ha grande voglia di incantarsi e, allo stesso tempo, ha bisogno quasi di essere "cresciuta" dal figlio appena adolescente. Così come anche i ruoli materni di L’albero delle pere di Cristina Archibugi, in cui interpreto una donna tossicodipendente, o di La guerra di Mariodi Antonio Capuano, in cui sono il genitore adottivo di un bambino con problemi comportamentali. Credo però che nella realtà un pezzetto di ognuna di queste donne possa creare la figura della madre ideale.

Sei probabilmente l’attrice della tua generazione più conosciuta ad Hollywood. Come mai negli ultimi anni hai messo un po’ da parte quel tipo di cinema per tornare a lavorare quasi esclusivamente in Europa?

Negli Stati Uniti sono stata benissimo e sono riuscita a lavorare in molti film, affrontando qualsiasi genere. Ho cominciato molto giovane, per caso, avevo appena ventidue anni quando sono arrivata a Los Angeles con un gruppo ristretto di amici. Una serie di provini andati bene mi hanno permesso di lavorare con prima con Dustin Hoffman in Rain Man di Levinson, nei due episodi della commedia Hot Shot, in Lupo Solitario di Sean Penn, film a cui sono profondamente legata. Fino ad arrivare a Le cose che so di leidi Garcia. La scelta di tornare non è stata affatto meditata. È stato piuttosto un passaggio graduale. Dapprima ho cominciato una relazione sentimentale, durata dieci anni, con Fabrizio Bentivoglio, poi ho scoperto che in Italia avrei avuto la possibilità di interpretare dei ruoli diversi rispetto a quelli, da "straniera", che mi venivano proposti dai registi americani.

Con scadenze semestrali si parla di rinascita/crisi del cinema italiano…..

Credo che non si possa parlare di "rinascita" solo quando tre dei cinquanta film italiani che escono nelle sale fanno degli incassi record. Questo tipo di pellicole non possono assolutamente rappresentarci all’estero. Nel nostro cinema ci sono molti registi, come Moretti o lo stesso Crialese che, in paesi come la Francia, riescono a portare nelle sale un pubblico vastissimo, pur dedicandosi a prodotti "autoriali".

Quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi?

In questi giorni verrà presentato a Cannes, l’ultimo film di Valeria Bruni Tedeschi Actress, in cui interpreto un piccolo ruolo. Prossimamente uscirà nelle sale anche l’opera prima di Fabrizio Bentivoglio, in cui recito accanto ai fratelli Servillo e Sergio Rubini. A partire dal mese prossimo, sarò sul set di Caos calmo di Grimaldi, con Nanni Moretti, tratto dal bellissimo libro di Sandro Veronesi. Mi aspetta anche un film alla Ocean’s eleven con Jean Renò Cash, di Erik Benhar, in cui interpreto una poliziotta manipolatrice. Mentre ad ottobre girerò finalmente con Anghelopoulos The Dust of time, uno shooting molto tormentato, rimandato già più volte, a fianco di Harvey Keitel.

Con quali registi ti piacerebbe lavorare in futuro?

Sicuramente con i registi della Fluid Video Crew. A dire la verità, ci è mancato davvero poco a girare un film con loro. Ero stata contattata per realizzare il loro ultimo lavoro Fine pena mai, per un ruolo che è stato poi affidato alla bravissima Valentina Cervi. Ho sentito di dover rifiutare la parte perché penso di essere troppo in là con l’età per quel tipo di personaggio. Sono sicura che comunque non mancherà occasione per una collaborazione futura.

Sabrina "Zero Project" Manna

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